Truffe agli anziani in tutta Italia: 15 custodie cautelari

L’operazione “Sciacallo”, oltre 80 le truffe messe in atto

Partivano da Napoli per truffare anziani in tutta Italia, da Milano a Bari. Ma, prima di mettersi all’opera, seguivano le trasferte degli azzurri di Sarri, come la sfida alla Fiorentina, giocata al Franchi il 22 dicembre scorso. E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta sfociata nell’operazione ‘Sciacallo’, condotta dai carabinieri della Spezia e di Napoli, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 15 persone residenti nel napoletano, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, e al sequestro preventivo di 22 veicoli utilizzati per gli spostamenti, di proprietà di un autonoleggio legato a uno degli arrestati, situato nel centro di Napoli. Trentotto, complessivamente, le persone indagate: tra queste, anche otto persone arrestate in flagranza e sette denunciate durante le indagini, durate sette mesi. Oltre ottanta le truffe addebitate al sodalizio, messe a segno in otto regioni e 25 province, che avrebbero fruttato un bottino superiore ai 200 mila euro ai soggetti, alcuni dei quali ritenuti contigui ai clan camorristici, in particolare a quello dei Contini-Sibillo. E proprio dal rione Sanita’, da Forcella e dall’Arenaccia partivano le dieci batterie operative di truffatori, soliti ad applicare tre modus operandi: vestendo i panni di finti poliziotti, carabinieri o avvocati; fingendosi corrieri, oppure semplicemente utilizzando la truffa dello specchietto, dicevano al malcapitato che con l’auto aveva danneggiato lo specchietto della loro vettura e che se avesse consegnato del denaro avrebbe evitato la denuncia all’assicurazione. A far scattare le indagini era stata la segnalazione di un istituto di credito della Spezia, insospettito dell’inconsueta richiesta di un’anziana cliente di prelevare una somma di denaro per pagare la cauzione richiesta da un avvocato, per conto di sua figlia, rimasta coinvolta in un incidente. Le indagini sono durate sei mesi, rese difficoltose anche dagli stratagemmi messi in atto dai truffatori, che al fine di evitare di essere intercettati, per le conversazioni al cellulare cambiavano continuamente scheda.