Gli Animali: una relazione che cambia!

 

Mio padre mi portava al mercato con un piccolo carretto a cui attaccava la nostra cavalla, non ricordo il nome, ma ricordo che la domenica andavamo invece a Messa con il calesse tutti vestiti a festa. Hope è simpatica ma… un po’ piccolina per attaccarci un carretto!

 

Abbiamo avuto numerosi cani, stavano in cortile, mica si facevano entrare in casa come ora che stanno sui divani. Erano cani da cortile, mangiavano quello che avanzava, ma li tenevamo bene!! Mio padre ci andava a caccia, alcuni li teneva a catena se no scappavano…

 

Sono qui da tanto tempo, a casa ho lasciato Oliver …”

“Chi è Oliver?” – le chiedo

“Oliver è il mio gatto, un gattone rosso, è abituato bene, mangia solo le scatolette di una marca e guai a cambiarle… mi manca Oliver, l’ho lasciato alla mia vicina, so che sta bene ma non è la stessa cosa, quando posso tornare a casa da Oliver?”

 

Quando lavoravo a Venezia avevo un cagnetto che saliva con me in barca tutte le mattine, era il classico “can da burcio”, stava in barca e faceva un po’ di guardia e un po’ teneva lontani i topi, lo conoscevano tutti e tutti gli davano un pezzetto di qualcosa da mangiare”.

 

La signora F. riceve la visita di Blaky nella sua stanza, le viene chiesto se ha piacere che il cane salga sul letto con il suo telo. La signora sorride, fa un cenno con il capo e con la mano invita Blaky a salire e inizia a raccontare… “A casa ho due maltesi, sono un po’ più piccoli di … come si chiama? Ah si Blaky! Loro stanno sempre con me, di solito quando sono sul divano ne ho uno per parte… li porto fuori, gli do da mangiare petto di pollo e verdurine … sono delicati – sorride!

 

 

Abbiamo scelto di iniziare questo secondo articolo con i racconti di alcuni pazienti che hanno ricevuto la visita dei nostri animali durante i loro ricoveri. Questi racconti ci hanno fatto riflettere su come sia cambiata la relazione con gli animali negli ultimi 50-70 anni.

Nonostante alcuni anziani oggi raccontino di come già 50-70 anni fa avevano animali che vivevano all’interno di casa in un contesto totalmente domestico, la maggior parte di essi raccontano che quando erano piccoli, cane, cavallo e gatto erano animali per lo più da cortile. Ancora oggi in qualche contesto rurale è possibile vedere qualche cavallo, vuoi per rispettare alcune tradizioni vuoi per motivazioni economiche, impiegato come animale da lavoro. Negli anni ’30-’40 era certo più frequente vederlo attaccato a carri e calessi ed utilizzato nel lavoro in campagna o come mezzo di trasporto. I cani, spesso da caccia, erano tenuti all’esterno, in recinti o a catena, e il cibo era quello avanzato dalla cucina. I gatti avevano la funzione di cacciare i topi e vivevano in rifugi improvvisati. Ed il veterinario era contattato solo in caso di urgenza.

Ed oggi? Come è cambiato tutto questo?

Le rilevazioni Eurispes 2016 sugli animali domestici riportano che il 22,5% degli italiani ha almeno un animale da compagnia, il 9,3% ne ha due, il 4,1% ne ha tre e il 7,4% dichiara di averne più di tre. Il miglior amico degli italiani resta il cane (60,8%) seguito dal gatto (49,3%) e poi, in percentuale decisamente inferiore, da pesci e tartarughe (entrambi all’8,7%), uccelli (5,4%), conigli (5,2%), criceti (3,1%) e animali esotici (2,1%).

Oggi i cavalli sono per lo più animali impiegati nelle discipline sportive oppure destinati all’impiego alimentare. Vederli attaccarli ad un calesse è piuttosto difficile e resta limitato all’ambito sportivo. E i cani e i gatti? Oggi sono i re e le regine dei divani, per loro cibo di prima qualità con aloe vera e frutta fresca, collarini con brillantini, cappottini griffati ma anche guinzagli, pettorine e cappottini tecnologici per i cani sportivi …  E come la mettiamo con le vacanze? Un tempo era impensabile che l’animale, seppur tenuto in casa, seguisse la famiglia per le vacanze, oggi invece grazie anche alle numerose campagne di sensibilizzazione, i cani hanno spiagge a loro riservate e hotel con tanto di spa per l’amico a quattro zampe.

Oggi gli animali sono considerati membri della famiglia dalla maggior parte delle persone, a loro sono riservate attenzioni, cure e affetto.

Pensare oggi il modo in cui venivano trattati gli animali un tempo può sembrare privo di ogni sentimento, eppure leggendo i racconti di alcuni pazienti è facile rendersi conto del contrario. Il periodo storico dei racconti dei pazienti è quello dell’Italia del dopoguerra, un periodo in cui certamente non c’erano molte comodità e in cui i valori e le priorità delle famiglie non sono quelle di oggi. Il rigore dell’educazione, e la severità negli usi e costumi lasciava la sfera emotiva a livello intimo e riservato. Le emozioni venivano quindi esternate in modo sommesso, tuttavia venivano vissute con profonda intensità, ripensiamo a tanti racconti di situazioni in cui oggi scoppieremmo in una fragorosa risata e che all’epoca invece venivano vissute con sorrisi accennati. La vita seguiva dei ritmi naturali, i mandarini si mangiavano in inverno e i pomodori in estate, non era sempre disponibile tutto. Anche gli animali erano inseriti in questa dimensione e i bambini imparavano i cicli della natura, della nascita e della morte, proprio perché vivevano a stretto contatto con gli animali. Gli uomini vivevano il rapporto con gli animali nella quotidianità in cui i tempi erano scanditi dalla natura e dalla condivisione di alcuni momenti della giornata, ad esempio i pasti o l’ora in cui questi dovevano essere governati.

Al giorno d’oggi le cose sono molto diverse, abbiamo a disposizione molto e in ogni momento dell’anno, tanto che si fa fatica a vivere il senso dell’attesa. Non è più la natura a scandire lo scorrere del tempo, è un tempo di corsa in cui si fatica a vivere e condividere le esperienze. Si fa fatica a riconoscere e ad accettare il diverso da sé perché è più difficile il confronto dato dallo stare insieme e parlare. Così anche il rapporto con gli animali è cambiato, non sono più considerati nella loro essenza ma piuttosto come proiezione di nostre esigenze.

Gli animali sono spesso umanizzati ad esempio quando li vediamo passeggiare per strada con scarpette o cappottini griffati o addirittura accucciati in un passeggino. E’ veramente un esigenza del cane o questi atteggiamenti celano dell’altro? Oggi sembra esserci una tendenza sempre maggiore ad attribuire agli animali – specialmente cani – sembianze, atteggiamenti e vizi umani. L’uomo durante la sua evoluzione ha utilizzato sembianze, forza e potenza, di vari animali creando leggende, divinità, simboli e miti per creare un collegamento fra gli aspetti razionali e quelli istintuali. L’uomo moderno, in modo graduale, si sta allontanato dalla sua animalità che oggi appare stropicciata e spesso accantonata.

Ma quale è la funzione degli animali oggi?

Probabilmente, e come emerge da numerosi racconti, è quella di colmare il senso di solitudine. Gli animali diventano l’Altro di cui prendersi cura, l’Altro a cui dedicare tempo ed energie … la signora citata all’inizio dell’articolo prepara con particolare premura il pasto per i suoi cani. Gli animali, quindi, ci permettono di entrare in contatto con una nostra dimensione Altra che spesso viene trascurata, in fondo anche noi siamo animali mammiferi. Cercando su internet fioccano i corsi che parlano di corretta gestione dell’animale e di etologia, forse questi corsi rispondono ad una domanda implicita che richiede di imparare a dialogare attraverso una nuova lingua che è quella dell’animale che scegliamo di avere in casa. Questo richiede un cambio di prospettiva e di avvicinarsi all’altro per vedere il mondo dal suo punto di vista. Vedere il mondo dal punto di vista degli animali ci aiuta a riappropriarci della ciclicità naturale a cui siamo inevitabilmente sottoposti, e a riscoprire una modalità di relazione più immediata, centrata nel qui ed ora. Chi è pratico di animali e li conosce sa leggere le mille sfumature delle loro espressioni. Girano diversi video su internet di cani che combinano guai e che quando vengono rimproverati si girano come a dire “io?! non ho fatto niente” oppure la gioia dello scodinzolio quando rivedono il proprietario dopo diverso tempo.

Gli animali ci mettono sempre in contatto con la dimensione istintuale e giocosa, ad esempio quando alcuni di noi vivono divertiti, quasi soddisfatti, il proprio cane che felice sguazza in qualche specchio d’acqua poco pulito rincorrendo quasi a caso piccoli insetti o qualche altra misteriosa forma vivente. Dall’altra parte, altri di noi sono turbati, quasi inorriditi, nel vedere il proprio fedele amico a quattro zampe, nonostante fiocchetti e cappottini maculati, tirare fuori la sua animalità e immergersi con piena soddisfazione in una pozzanghera fangosa uscendone di un colore indefinito, certo non più bianco candido!

La relazione con gli animali, fatta anche di imprevisti (come la pozzanghera) che modificano la routine giornaliera, permette di uscire dalla solitudine e dall’isolamento in cui, per diverse ragioni, ci troviamo.

 

“È solo per un eccesso di vanità ridicola che gli uomini si attribuiscono un’anima di specie diversa da quella degli animali.”

Voltaire

Dott.ssa Valentina Notari – psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico specializzata in Riabilitazione Equestre e Interventi Assistiti con gli Animali

Dott.ssa Fiorenza Scagnetto – Presidente e Responsabile del centro di Riabilitazione Equestre e Interventi Assistiti con gli Animali “La Terra di Hope” (www.laterradihope.it)